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Susanna Casubolo è psicologa e psicoterapeuta di formazione strategica integrata iscritta all’albo degli psicologi del Lazio dal 2005 (n.13083) ed è esperta di metodologie autobiografiche. Oltre a svolgere l’attività come libera professionista matura la sua esperienza nella narrazione di sé e dell’utilizzo della metafora nella scrittura, attraverso il lavoro con i gruppi e la realizzazione di corsi di scrittura biografica e di scrittura di fiabe. Con Aracne Editrice pubblica nel 2005, insieme a Anella Rizzo, “Autobiografia e musicoterapia come supporto nell’assistenza dei malati di Alzheimer” e nel 2010 “Storie di bambini e di bambine per esorcizzare un incontro. Ovvero la paura di mostrarsi o l’arte di nascondersi all’altro”. Con Ded’A Edizioni pubblica nel 2011 “In Metro” e nel 2014 “Operazione Minerva” che viene anche tradotto da David A. Master e pubblicato da Debooks in America. Ha scritto per i portali d’informazione “Roma che Verrà”,  “Italia24ore” e “art a part of cult(ure)”, attualmente scrive articoli divulgativi per il portale di informazione PsicologiaOK, collabora con la Hoffmann & Hoffmann publisher e presta la sua professionalità per ingaggi come ghostwriter. Ha lavorato e lavora nella sfera sociale come psicologa di riferimento, responsabile e coordinatrice di diverse strutture, residenziali e non, per i minori, per mamme con bambini, per anziani, per stranieri e richiedenti asilo. Ha condotto laboratori di autobiografia per la formazione di animatori e dirigenti centri anziani in un progetto cofinanziato dall’Unione Europea e approvato dalla Regione Lazio. E’ stata assegnataria di un assegno di ricerca, per la collaborazione con l’Università degli Studi della Tuscia nell’ambito del programma: “Memoria e narrazione filosofica nel Territorio del Viterbese” presso l’Istituto di Scienze umane e delle arti.

L’approccio psicoterapeutico strategico integrato

La Psicoterapia strategica integrata affonda le sue radici nell’approccio strategico che trae ispirazione dalle teorie costruttiviste e dalle teorie interazioniste, ideate e divulgate dal gruppo di ricercatori del Mental Research Institute di Palo Alto, quali Watzlawick, Weakland, Fisch e ai contributi tecnici di Milton Erikson (Watzlawick, Nardone, 1997). Possiede vantaggi sia di economicità, in quanto ha tempi relativamente brevi di trattamento, che di efficacia, in quanto vi è una rapida ristrutturazione dei problemi e dei sintomi.

L’assunto su cui poggia il lavoro del terapeuta strategico integrato è che ognuno costruisce la realtà che poi subisce (Nardone, Watzlawick, 1997); il lavoro terapeutico è centrato sulla modalità con cui la persona, inserita nella propria realtà, entra in relazione con se stessa e con gli altri e si concentra sulla comunicazione umana in quanto capace di costruire relazioni e influenzare processi di cambiamento. Il terapeuta integra l’approccio strategico breve, l’approccio narrativo, quello sistemico-relazionale, quello cognitivo-comportamentale e quello analitico per sostenere la persona nel processo di cambiamento e interviene a più livelli utilizzando i diversi strumenti appartenenti a questi modelli teorici che consentono di avere una maggiore possibilità interpretativa.

Il terapeuta strategico integrato utilizza il “qui ed ora” della relazione terapeuta-cliente come strumento di cambiamento scandito da micro-obiettivi costantemente co-costruiti e definiti insieme, ed interagisce con le narrazioni del cliente per comprendere le origini dello stile comportamentale e ideare efficaci strategie di risoluzione dei problemi che emergono. Il processo di diagnosi non si limita all’identificazione del sintomo, ma diventa un percorso di conoscenza dello stile comportamentale, focalizzandosi sulle strategie personali non funzionali utilizzate dal cliente per la risoluzione del problema che contribuiscono al mantenimento del sintomo.  L’attenzione non resta solo sul sintomo portato dal paziente, ma anche sulla sua evoluzione. Lo psicoterapeuta non trascura il passato del cliente, interagisce con le sue narrazioni per comprendere le origini dello stile comportamentale disfunzionale e ideare efficaci strategie di risoluzione dei problemi emersi. L’obiettivo principale è quello di sollecitare cambiamenti attivi nella vita della persona, cercando di sostituire, grazie all’utilizzo di diversi strumenti come le metafore, le prescrizioni, il ricalco, i vecchi stili comportamentali con nuovi stili che consentano al cliente di risolvere i suoi problemi.

Un ruolo sostanziale è dato dall’azione. Lo strumento principale è la capacità di lettura dei pattern comportamentali della persona. Nella narrazione dei suoi problemi, il paziente tende a enfatizzare aspetti generali, soprassedendo su tutta la parte relativa alle azioni che mette in campo ogniqualvolta il problema si presenta. Il terapeuta traccia una vera e propria mappatura del pattern che il paziente agisce, indaga luoghi e tempi, situazioni e componenti specifiche di questo pattern, evidenzia azioni e pensieri utilizzati, scompone il problema in singoli episodi che creano difficoltà. In questo modo individua i punti sui quali è possibile intervenire per modificare il pattern. La remissione o la riduzione del problema si ottiene attraverso l’introduzione di elementi di cambiamento all’interno del pattern, quali la frequenza, la durata, l’intensità. A tal fine il terapeuta costruisce prescrizioni ad oc che consentono di variare il pattern e dunque alterare l’efficacia del sintomo minando il suo radicamento all’interno della persona e annullando di fatto il sintomo stesso.

Aggiornato il 8 marzo 2018